Psicologo Psicoterapeuta a Cagliari

Specializzata in psicoterapia individuale e di gruppo

 

Dott.ssa Benedetta Mulas

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Gli opposti nella Psicoterapia della Gestalt

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La psicoterapia della Gestalt propone un modello di cura di natura olistica, un modo di entrare in contatto con sé stessi e con l’altro in modo continuo, privo di scissioni e opposto alla visione categoriale tipicamente medica. Secondo tale approccio il vero fine della crescita personale e del percorso psicoterapeutico non è individuare aspetti interiori da contrastare quanto imparare ad assumere un atteggiamento olistico che consente di integrare gradualmente le componenti opposte di ogni stato interno.
Il modello Gestaltico e il principio di autoregolazione
La parola “polarità” deriva dalla lingua latina e sta a indicare l’estremità di un asse. Si tratta di un concetto alla base della Psicologia della Gestalt e la sua etimologia è già di per sé in grado di trasmettere un’immagine integrata, un continuum di aspetti opposti. Nella pratica clinica questo approccio prevede un approccio fenomenologico che si basa sull’esperienza e sul principio primario “il tutto è più della somma delle parti”. Percezione e vissuto sono interpretati come entità unitarie impossibili da scindere ed è per questo motivo che l’approccio gestaltico mira non tanto all’individuazione di pensieri o comportamenti disfunzionali da sostituire o da cui allontanarsi, quanto piuttosto da una presa di coscienza dei fenomeni intrapsichici nel loro insieme e nella loro ambivalenza duale.
Ogni elemento della nostra storia di vita viene riletto integrandosi nei sui elementi positivi e negativi, andando così a costituire una forma che non si limita alla somma degli elementi che la compongono. Perls, il padre della Gestalt, ha avuto il merito di proporre un modello terapeutico esistenziale, ovvero incentrato sull’esistenza globale della persona e sull’integrazione dei suoi opposti in termini di esperienza, favorendo il superamento del dualismo mente/corpo o bianco/nero tipici della visione dicotomica. Tale approccio si fonda su un processo esperenziale che tende a ripetersi nel tempo e prende il nome di “ciclo di contatto”: può essere visivamente rappresentato come un cerchio che inizia dalla percezione di un bisogno al modo di trattare questi bisogni e soddisfarli. Ogni volta che percepiamo un bisogno, tale stimolo si colloca come figura primaria per poi essere soddisfatto e tornare a comporre parte dello sfondo.
A differenza di altri modelli terapeutici l’attenzione non si focalizza sulla rimozione di processi cognitivi apparentemente inutili, quanto alla loro integrazione grazie a una specifica competenza individuale. Tale competenza prende il nome di autoregolazione organismica, che rende possibile l’emergere di conflitti irrisolti in modo che possano essere completati per poi tornare su un piano secondario, benché presente. Si tratta di una capacità innata della mente umana che la porta a chiudere le figure, a risolvere ciò che appare incompleto. Pertanto rappresenta un processo in continuo divenire, scandito dal riequilibrio dei propri bisogni e della loro soddisfazione, ma anche di una visione unitaria di quanto ci accade ed esperiamo a livello emotivo.
L’importanza di accogliere le polarità in modo integrato
La metafora della figura sfondo impiegata nella psicologia della Gestalt può aiutare a chiarire meglio il concetto, sottolineando il ruolo della terapia come strumento per integrare polarità opposte e facilitare il processo che rende possibile la costruzione di figure interne composte da elementi contrari. Il tutto ponendo in luce un aspetto ancor più importante, determinato dalla relazione che tiene uniti tali aspetti.
Superare la visione dicotomica dei nostri stati interni ci aiuta a indagare sul significato che conferiamo a questa relazione: non si tratta di combattere l’elemento apparentemente di disturbo quanto di raggiungere una sintesi stabile tra i due opposti preservandone le rispettive peculiarità.
È un processo in continuo divenire fondamentale per la crescita individuale poiché rende possibile mantenere una costante tensione e oscillazione tra le polarità, fattore che non riguarda solo la psiche umana ma la realtà esterna in tutte le sue forme.
A livello individuale il processo di differenziazione rende possibile comprendere e accogliere le polarità opposte ed è fondamentale per la crescita personale poiché più il paziente acquisisce la competenza di muoversi in tutte le sfumature del continuum, tanto più potrà sviluppare funzioni diverse e adattarsi al contesto in modo funzionale. Tale assunto si basa quindi sulla presenza di una stretta associazione tra la capacità di identificare polarità sempre più differenziate e aumento della capacità di aderire al contesto interno ed esterno.
Nel corso della propria storia di vita la persona acquisisce una struttura che la porta a differenziare polarità ego-sintoniche e ego-aliene. Nel primo caso ci riferiamo a polarità che l’individuo riesce ad accogliere e ad inglobare perché in linea con la propria rappresentazione di sé, diversamente quelle ego-aliene sono percepite come distanti da sé perché inaccettabili.
In molti casi la rappresentazione che abbiamo di noi stessi può portarci a respingere il lato opposto del continuum etichettandolo come qualcosa da combattere e allontanare, ad esempio interpretando noi stessi come persone buone e disponibili piuttosto che crudeli; in questo modo però non facciamo altro che respingere aspetti che, di fatto, sono parte integrante della nostra esperienza. Il fine ultimo della terapia è favorire l’integrazione di queste polarità opposte aiutando la persona a configurarsi metaforicamente come un cerchio completo, una figura ricca di polarità integrate di cui è consapevole, divenendo gradualmente in grado di accettare anche quegli aspetti che sé stessa, la società o la propria etica morale disapprovano.

Dott.ssa Benedetta Mulas Psicologo e Psicoterapeuta a Cagliari

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