Psicologo Psicoterapeuta a Cagliari

Specializzata in psicoterapia individuale e di gruppo

 

Dott.ssa Benedetta Mulas

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L’empatia

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L’empatia rappresenta una componente fondamentale del funzionamento psicologico e sociale, aiutando l’individuo soprattutto nella relazione con l’altro. È una vera e propria risorsa che guida il modo in cui ci sintonizziamo sugli stati emotivi altrui, ma oltre a tali vantaggi può presentare diversi aspetti opposti che talvolta ostacolano il benessere individuale.

Definizione e meccanismi psicobiologici

La parola deriva dal greco en-pathos, in italiano “sentire dentro” e indica la capacità di riconoscere le emozioni altrui come fossero le proprie, permettendo alla persona di entrare in contatto con sentimenti e stati emotivi sperimentati dall’interlocutore. Spesso definita come la capacità di mettersi nei panni dell’altro, l’empatia rappresenta un fenomeno psicobiologico sorretto da meccanismi fisiologici necessari all’evoluzione della specie. 

In particolare i neuroni specchio rivestono un ruolo cruciale nella capacità di immedesimarsi nei panni altrui. L’individuo sperimenta emozioni e stati affettivi e cognitivi associati alla sola vista dell’azione compiuta dall’altro come se l’avesse eseguita in prima persona: ciò è sorretto dai neuroni specchio che svolgono un processo automatico e prelinguistico di simulazione motoria. In termini più semplici, questo particolare meccanismo fisiologico si attiva in modo non consapevole, a livello limbico e dunque in un grado del funzionamento mentale meno consapevole rispetto a quello prettamente cognitivo. Nella vita di tutti i giorni la capacità empatica influenza fortemente le relazioni interpersonali e lo stato psicoaffettivo individuale, esprimendo un’ampia varietà di vantaggi e svantaggi rispetto al proprio benessere.

L’empatia come chiave di accesso 

Come è facile intuire, le cosiddette persone empatiche ovvero coloro che presentano un’elevata capacità di immedesimarsi nei panni dell’altro possono usufruire di un’importante risorsa legata a numerosi vantaggi interpersonali. Una buona competenza empatica facilita la comunicazione interpersonale, promuovendo scambi diretti che coinvolgono non solo la sfera cognitiva ma anche quella affettiva. Così facendo la percezione dello stato emotivo altrui orienta i pensieri e permette di formulare parole e cognizioni in sintonia con il mondo interiore dell’interlocutore. 

Proprio a causa del funzionamento prettamente limbico di questa competenza, lo scambio comunicativo assume una posizione che va al di là del detto, consentendo la condivisione di contenuti più intimi associati al nucleo centrale dell’altro. 

L’empatia offre una porta di accesso privilegiata al tema centrale della persona con cui interagiamo, attivando le risorse metacognitive che includono anche la comunicazione non verbale. Nelle relazioni quotidiane come in quella terapeutica, l’ascolto empatico offre dunque alla persona una marcia in più sia a livello di comprensione che di azione: da un lato l’aiuta a identificare correttamente il significato trasmesso, dall’altro ne orienta la reazione a livello psicologico e comunicativo.

Oltre a rappresentare un’importante risorsa per la comprensione degli stati psicoaffettivi altrui, secondo Kohut l’empatia si configura come un utile strumento terapeutico. Nello specifico le esperienze di comprensione empatica che il paziente sperimenta grazie alla relazione terapeutica gli offrono la possibilità di riparare difetti personali e lacune affettive, trovando nell’altro un canale privilegiato per la loro espressione, accoglienza e condivisione. 

L’importanza dell’autoregolazione: il passaggio da risorsa a ostacolo

Lo stesso concetto può essere applicato a situazioni opposte, ovvero a tutti quegli scenari caratterizzati da una scarsa autoregolazione della competenza empatica. In questo senso l’empatia può trasformarsi da risorsa a ostacolo nel raggiungimento del benessere individuale e relazionale. La soluzione risiede nella flessibilità con cui si attiva nelle interazioni quotidiane e dunque nelle abilità di autoregolazione individuali ma non si limita a questa sola componente.

Tra gli svantaggi di questa competenza ricordiamo che l’empatia è associata a specifici bias cognitivi, ovvero errori di pensiero identificati dallo psicologo Paul Bloom. Uno dei principali bias individuati è rappresentato dalla naturale tendenza ad assumere un atteggiamento empatico nei confronti di persone di bell’aspetto e non di coloro realmente più affini al proprio essere. 

Il principale svantaggio risiede nella distorsione della realtà percepita: se da un lato una buona competenza empatica favorisce la relazione d’aiuto, l’eccessiva sintonizzazione sugli stati emotivi altrui ci rende più vulnerabili. Di conseguenza, il risultato finale è opposto all’utilizzo dell’empatia come risorsa relazionale, in quanto può ostacolare lo scambio limitandone la visione complessiva. 

Più precisamente, prestare attenzione agli stati emotivi altrui implica un certo restringimento del campo attentivo, portando la persona a focalizzarsi su determinati aspetti a discapito di altri. Non sempre, però, tali aspetti sono quelli semanticamente più rilevanti, poiché spesso sono attivati da meccanismi di proiezione che distorcono la natura delle informazioni assimilate a livello cognitivo.

Per quanto riguarda la sfera affettiva, l’eccessiva sintonizzazione sui contenuti trasmessi dall’interlocutore può allentare i confini tra il sé e l’altro, ostacolando una distinzione emotiva necessaria per salvaguardare il benessere reciproco. Quando ciò accade la persona può sperimentare disagio e stati depressivi che ostacolano la relazione d’aiuto e in generale lo scambio a due. 

Infine, l’eccessiva sintonizzazione sugli stati emotivi altrui può influenzare negativamente la capacità di decision making: in questi casi la presa di decisioni può essere ostacolata a causa dell’interferenza nei processi cognitivi sopra citata. Per concludere, la competenza empatica deve essere intesa come un continuum che può essere correttamente modulato con l’aiuto di uno psicoterapeuta. Ciò consente di evitarne l’eccessiva inibizione come accade in coloro che presentano tratti fortemente narcisistici o nel Disturbo Antisociale di Personalità, così come l’eccessiva attivazione tipica delle personalità dipendenti e degli atteggiamenti masochistici e di annullamento del sé ad esse associati.

Dott.ssa Benedetta Mulas Psicologo e Psicoterapeuta a Cagliari

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