Psicologo Psicoterapeuta a Cagliari

Specializzata in psicoterapia individuale e di gruppo

 

Dott.ssa Benedetta Mulas

Via Mameli 49, Cagliari

Tel. +39 349 66 03 960

La Depressione Post Partum: sintomi, cause e cura

Sei in: Raccolta di Articoli di Psicologia Psicoterapia


Tutti noi, nel corso della vita, sperimentiamo cambiamenti che modificano fortemente le nostre percezioni, idee ed emozioni. È quanto accade, ad esempio, con l’arrivo di un figlio, che in un modo o nell’altro segna una fase transizionale diversa. Se da un lato il desiderio di mettere su famiglia scatena reazioni positive associate alla gioia e ad altre emozioni piacevoli, in altri casi può capitare di dover affrontare gli effetti di frequenti disturbi come la Depressione Post Partum.

Caratteristiche e sintomi della Depressione Post Partum

La Depressione Post Partum, in inglese baby blues è un disturbo dell’umore che interessa circa il 10 – 15% della popolazione generale. La diagnosi avviene in presenza di almeno cinque sintomi tra quelli evidenziati dai manuali diagnostici come il Dsm V, che perdurano per almeno due settimane. Questi sintomi riguardano vari aspetti, tra cui l’umore depresso persistente e la mancanza generale di interesse sperimentata quotidianamente per quasi tutto il giorno.

A queste condizioni di base si sommano ulteriori sintomi come la modificazione del peso e/o dell’appetito, scarsa libido, agitazione o rallentamento psicomotorio, astenia (perdita di energie), senso di colpa e bassa autostima che provocano una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altri importanti ambiti di vita. Solitamente il picco di insorgenza del baby blues avviene tra le otto e le dodici settimane dopo il parto.

La depressione post partum può portare la donna ad affrontare problemi di concentrazione, difficoltà a dormire, a perdere il piacere di compiere i piccoli gesti quotidiani e soprattutto a prendersi cura del nuovo arrivato. Allo stesso modo, può arrivare a isolarsi socialmente e ad essere mentalmente invasa da pensieri negativi che la vedono come una cattiva madre così come idee relative alla morte e al suicidio, nonché a soffrire di sintomi ansiosi anche a livello psicosomatico.

Inoltre è importante sottolineare che i sintomi della depressione post partum possono persistere anche per svariati anni successivi al parto. Di conseguenza è fondamentale rivolgersi a uno psicologo esperto nel settore per iniziare quanto prima un percorso diagnostico ed eventualmente un trattamento riabilitativo.

Quali cause?

Innanzitutto è necessario riconsiderare l’idea che la nascita di un figlio sia esclusivamente associata a un periodo di gioia. La realtà è che il nuovo arrivato porta con sé molteplici cambiamenti che vanno a intaccare la vita personale e di coppia. La neomamma è chiamata ad integrare un nuovo ruolo, quello del genitore, e a ricalibrare i ruoli passati: cosa non molto semplice da mettere in atto. Diventare mamma significa inoltre ripiombare inconsciamente nei propri vissuti di figlia e nel rapporto che si è avuto con la propria madre. Se nella propria storia, restano vuoti o ferite inconsce e non elaborate, la maternità può essere vissuta con enorme difficoltà e disagio.

Un altro dei fattori potenzialmente in grado di scatenare la depressione post partum è l’insieme dei cambiamenti fisiologici cui la donna va incontro sia a livello prettamente ormonale, sia fisiologico che, al pari dei fattori sopracitati, richiede alla persona di contare su buone capacità di adattamento. Non a caso dopo l’arrivo del piccolo una percentuale di partorienti compresa tra il 30 e l’85% accusa sintomi simili al baby blues, caratterizzati da instabilità emotiva e calo dell’umore. Tuttavia tali sintomi presentano una durata transitoria e solitamente non sfociano in un vero e proprio disturbo clinico.

Esistono poi diverse cause ambientali che, assieme alle altre, concorrono nello sviluppo della depressione post partum. Rientrano tra quest’ultime la natura del parto che per alcune può configurarsi come un evento traumatico, la mancanza di un’adeguata rete sociale o difficoltà economiche come l’improvvisa perdita del lavoro. Nondimeno, anche le capacità di adattamento e sostegno reciproco della coppia genitoriale possono influenzare la rielaborazione dei ruoli all’interno della famiglia e/o contribuire ad alimentare il senso di impotenza della donna.

Il trattamento della Depressione Post Partum

Come accennato in precedenza, i sintomi del baby blues non scompaiono automaticamente ma spesso si trascinano nel tempo, con conseguenze allarmanti innanzitutto per la donna. Tuttavia quest’ultima non è la sola a risentire degli effetti del disturbo, in quanto nella maggior parte dei casi gli effetti si estendono anche alla vita di coppia, alla relazione madre-bambino e all’intero sistema familiare.

Per evitare tali conseguenze è necessario rivolgersi a professionisti esperti del disturbo e iniziare un trattamento specifico che può includere l’approccio farmacologico e psicoterapico. Tali variabili sono da valutare di caso in caso, in base alle esigenze specifiche della persona. Nonostante l’utilizzo di farmaci a dosaggi minimi, c’è da dire che non tutte le donne accettano il trattamento farmacologico per il timore di indurre effetti negativi sul bambino.

Per quanto riguarda l’approccio psicoterapeutico, la donna può affrontare le difficoltà legate alla depressione post partum attraverso percorsi individuali o in gruppo.

In entrambi i casi la paziente lavora assieme al terapeuta sulle proprie emozioni, pensieri e comportamenti. Un primo, importantissimo obiettivo è fornire alla persona il sostegno di un esperto del settore, che accolga nello spazio protetto della terapia i sentimenti di disperazione, vergogna e colpa che la neomamma si trova a vivere. Successivamente si procede analizzando la propria storia e identificando in essa le cause inconsce che hanno scatenato l’insorgenza del disturbo: ad esempio donne con uno stile di attaccamento insicuro dovuto a un vissuto problematico nel rapporto con la propria madre possono riflettere i propri vuoti e le proprie ferite sull’immagine genitoriale di sé e sul rapporto con il proprio figlio.

A livello cognitivo, inoltre, terapeuta e paziente lavorano insieme per individuare le credenze irrazionali alla base dell’immagine negativa di sé, ad esempio rielaborando eventuali doverizzazioni come ad esempio “devo essere una buona madre” per imparare ad accettarsi e a concedere la possibilità di commettere errori, anche come genitore. Infine, il trattamento psicoterapeutico include anche interventi per stimolare una migliore gestione delle emozioni e della comunicazione all’interno della coppia genitoriale e/o della famiglia.

Oltre al lavoro sugli stili relazionali il terapeuta può collaborare con altri professionisti per fornire incontri di tipo informativo su questioni anche prettamente pratiche relative alla gestione del bimbo o richiedere una partecipazione attiva al partner includendolo nella psicoterapia.

Dott.ssa Benedetta Mulas Psicologo e Psicoterapeuta a Cagliari

La riproduzione anche parziale è vietata senza previa autorizzazione.

 

 

Richiedi una consulenza online

La consulenza online è gratuita.