Psicologo Psicoterapeuta a Cagliari

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Dott.ssa Benedetta Mulas

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Il carattere schizoide

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Secondo l’analisi bioenergetica ciascuno di noi costruisce un’armatura caratteriale, intesa come un complesso di contrazioni e blocchi energetici che derivano da traumi ed esperienze dolorose vissute nel periodo infantile. Le conseguenze psicologiche ed emotive si riflettono sul corpo attraverso blocchi crescenti che, all’estremo, configurano un particolare tipo di carattere definito schizoide.

Il contributo dell’analisi bioenergetica 

Alexander Lowen è riconosciuto come il padre dell’analisi bioenergetica, un approccio psicologico di origine statunitense che evidenzia una concezione unitaria tra mente e corpo. Secondo questo modello le persone costruiscono, sulla base delle proprie esperienze di vita, un’armatura caratteriale sorretta da blocchi energetici che trovano nel corpo il loro massimo canale di espressione. 

Ne derivano cinque tipi caratteriali: schizoide, masochista, narcisista, orale e rigido, ciascuno dei quali sottende una precisa configurazione che influenza le strategie messe in atto per soddisfare bisogni primari quali l’amore e l’affettività, la ricerca del piacere e dell’intimità. 

Ogni carattere presenta particolari caratteristiche che determinano la distanza tra l’immagine corporea e il corpo ideale, nonché il grado in cui la persona aderisce alla realtà e al suo ambiente di vita.

La scarsa aderenza tra mente, corpo e realtà

L’approccio promosso da Lowen mette quindi in luce il collegamento tra processi sensoriali e basi corporee per spiegare il modo in cui interagiscono pensiero, corpo e percezione del corpo. 

Il carattere schizoide è caratterizzato dalla tendenza a interpretare la realtà privilegiando l’aspetto cognitivo a discapito di quello percettivo. La spinta che muove il modo in cui la persona rappresenta l’ambiente e le relazioni ruota attorno a una rigida intellettualizzazione che attribuisce un ruolo predominante a idee e pensieri rispetto alla percezione e al sentito. Questa dissociazione tipica del carattere schizoide ha origine dalle prime esperienze relazionali e si riflette tanto sulle relazioni interpersonali quanto sul versante corporeo. 

Il corpo ed i movimenti che esercita per muoversi nel suo ambiente evidenziano la mancanza di un contatto funzionale tra sé e l’altro attraverso il ritiro di parti fisiche quali i genitali, le gambe, le braccia e la testa. Queste componenti, che in una condizione ottimale hanno lo scopo di segnare dei confini attraverso cui la persona si relaziona con l’ambiente, solitamente seguono movimenti scoordinati e possono apparire come staccati dal corpo. 

La percezione di tali azioni nel carattere schizoide è guidata dalla percezione di un nucleo centrale all’interno del quale l’individuo si ritira come in un rifugio. Questo luogo sicuro, ovviamente, non riguarda solo l’aspetto corporeo ma è alimentato da una visione dell’amore e dell’intimità come qualcosa da cui difendersi perché potenzialmente dannosa. 

Come è facile immaginare, possedere una struttura schizoide non esclude il desiderio di soddisfare bisogni affettivi come entrare in contatto con l’altro o essere amati. Data la particolare struttura, tali bisogni sono accompagnati ad un conflitto interiore che può sfociare nella percezione di emozioni negative particolarmente intense. 

La costante tendenza al ritiro corporeo e affettivo spinge la struttura schizoide a ricercare il contatto con l’altro in modo cauto e sostenuto. L’amore viene vissuto come attraverso un contagocce, quando non completamente evitato, provocando frequenti scoppi d’ira unite ad altre emozioni negative quali la tristezza e la paura. 

Un altro meccanismo di difesa molto utilizzato dal carattere schizoide, che spesso alterna alla dissociazione e al ritiro emotivo e relazionale è definito segmentazione. Attraverso la segmentazione la persona vive la propria esistenza come fosse suddivisa in vari scomparti: anche in questo caso emerge una scissione che impedisce di collegare i vari ambiti. 

Nella vita quotidiana ciò si traduce nella tendenza ad alimentare con gli altri relazioni parziali, con diversi gradi di intensità e vicinanza rapportati per comparti definiti. In tale ottica ad esempio il segmento dei conoscenti è chiamato a rispettare un livello di vicinanza che, in modo rigido e calcolato, non deve assolutamente raggiungere l’apertura e il contatto tipico di altri segmenti che la persona percepisce come a lei più vicini in quanto etichettati come meno pericolosi.

La psicoterapia come risorsa di apprendimento

La struttura schizoide viene interiorizzata nelle prime fasi di vita e solitamente si associa a uno stile di attaccamento di tipo ansioso evitante o, nei casi più gravi, disorganizzato. L’apprendimento di questa particolare concezione di sé e dell’altro ha origine nei primi rapporti con le figure primarie, in cui il contatto con l’altro non ha permesso alla persona di veder soddisfatti i propri bisogni ma l’ha esposta al rischio di essere rifiutata o maltrattata. Ciò spinge il bambino prima e l’adulto poi a relazionarsi con l’altro negando i propri bisogni intimi e affettivi o a ricercarli in modo disfunzionale a causa del ritiro del primo e del terrore costante che l’altro possa danneggiarlo.

Attraverso alcuni incontri incentrati sulla psicoeducazione è possibile comprendere tali dinamiche e imparare a conoscere i propri meccanismi di funzionamento. La consapevolezza di chi siamo e perché agiamo in un determinato modo è uno degli obiettivi principali di ogni percorso psicoterapico. Più precisamente, diventare consapevoli del perché seguiamo un certo iter a livello mentale, corporeo e relazionale spinge la persona a comprendere che alcune dinamiche sono il risultato di apprendimenti pregressi che, successivamente, possono essere integrati con modelli più funzionali. 

Solitamente proprio a causa della particolare struttura alla base del carattere schizoide, la psicoeducazione può rappresentare un eccellente punto di ancoraggio che consente alla persona di partecipare attivamente al percorso psicoterapico iniziando a lavorare sul versante cognitivo, ambito in cui eccelle, facilitando il successivo contatto con l’altro e l’apprendimento di strategie più funzionali.

Dott.ssa Benedetta Mulas Psicologo e Psicoterapeuta a Cagliari

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