Psicologo Psicoterapeuta a Cagliari

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Il “bugiardo patologico”: aspetti psicodinamici

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La tendenza a dire bugie appartiene a tutti noi e, in alcuni casi, può rappresentare un valido aiuto nel superamento degli eventi di vita quotidiana. Tuttavia, in altre situazioni, la tendenza a mistificare la realtà può assumere connotati estremi, tali da raggiungere quadri clinicamente significativi. È quanto accade nel caso del cosiddetto bugiardo patologico: un identikit che racchiude in sé caratteristiche diverse con il comun denominatore di un atteggiamento tendente alla manipolazione che può portare a un progressivo distacco dalla realtà concreta, per sé e per coloro che lo circondano.

Differenze tra bugiardo compulsivo e patologico

La cosiddetta sindrome di Pinocchio include al suo interno quadri molto variegati, che come abbiamo sottolineato in precedenza non necessariamente rientrano in fascia clinica. Per addentrarci appieno in questo tema occorre innanzitutto distinguere tra bugia compulsiva e patologica.

L’identikit del primo corrisponde a una persona che tende a mistificare la realtà non per ottenere particolari benefici, ma a causa di una tendenza interiorizzata in risposta a stimoli esterni. Questa abitudine viene spesso appresa in età infantile nel proprio sistema familiare e rappresenta per l’individuo una risposta automatica e istintiva. La caratteristica principale è dunque racchiusa nella natura compulsiva della bugia, che viene attuata in risposta a una difficoltà soggettiva nell’affrontare e raccontare la realtà percepita.

Diversamente, il bugiardo patologico risponde a un atteggiamento più consapevole e manipolativo. Mentre nel primo caso la persona è sensibile agli effetti che la bugia può esercitare su coloro che la circondano, il bugiardo patologico non si interessa delle conseguenze delle proprie azioni.

La bugia patologica viene vissuta da quest’ultimo in modo egosintonico proprio perché affonda le sue radici nella personalità del soggetto; da ciò deriva la sua difficoltà nel percepire tale atteggiamento come patologico. Dal punto di vista psicologico tale tendenza risulta associata a tratti come l’egocentrismo e la scarsa empatia, caratteristiche che provocano gravi lacune nella sintonizzazione affettiva interpersonale.

Effetti intrapsichici e interpersonali: conseguenze e trattamento psicoterapico

L’identikit del bugiardo patologico è quello di un individuo che tende a mentire costantemente per ottenere un proprio tornaconto. Non a caso tale tendenza può emergere, a livello clinico, in coloro che soffrono di disturbi di personalità di tipo antisociale, istrionico, borderline e narcisistico.

La natura manipolatoria della falsificazione della realtà consente di elaborare una diagnosi differenziale rispetto ai deliri psicotici: sebbene nelle situazioni in cui l’individuo viene messo faccia a faccia con le bugie raccontate quest’ultimo tenti di difendere la propria visione, solitamente è consapevole della falsità di quanto affermato.

Tale elemento consente di interpretare la bugia patologica all’interno della categoria delle nevrosi e di trattarla come un disturbo nell’adattamento all’ambiente circostante e alle relazioni sociali. La sua impazienza annienta la possibilità di attuare soluzioni alternative, benché potenzialmente efficaci, riconducendo la maggior parte delle relazioni interpersonali su un piano asimmetrico: l’atteggiamento disinibito e seduttivo lo porta ad utilizzare la bugia come modalità primaria per ottenere qualcosa di implicitamente dovuto dall’altro. Ciò nasconde una forte intolleranza alle critiche che difficilmente apre la via del confronto tra pari, impiegando la bugia come una sorta di scudo che ne protegge l’essenza identitaria del soggetto ma, di fatto, gli impedisce di costruire relazioni affettive mature.

A livello profondo la struttura di personalità del bugiardo patologico presenta tratti narcisistici estremi che consentono di rileggere tale tendenza in chiave psicodinamica: l’atteggiamento manipolatorio e apparentemente sicuro di sé nasconde un’elevata insicurezza delle competenze reali della persona, agendo come un contrappeso al senso di inadeguatezza. La visione negativa di sé, benché opportunatamente nascosta e rilegata a piani profondi e difficilmente visibili della struttura di personalità del soggetto, lo sprona ad utilizzare storie fantastiche per compensare un profondo senso di fallimento interiore. Non di rado il bugiardo patologico è una persona dotata di importanti titoli di studio e di capacità locutorie che le consentono di elaborare racconti minuziosi e ricchi di intrecci, che mantengono una propria coerenza interna anche nel tempo.

Il rovescio della medaglia non è tanto rappresentato dalla messa in discussione della bugia raccontata, che come abbiamo visto può essere abilmente difesa anche a distanza di anni, quanto piuttosto dal rischio dell’autosvelamento, ossia il dover entrare in contatto con la propria essenza. Ciò accade a causa dell’investimento eccessivo sulla propria immagine veicolata con le bugie che, di fatto, è in contrasto con il vero sé. Sebbene l’intero ingranaggio possa crollare, spronando la persona a richiedere l’aiuto di un professionista, molto più spesso il desiderio di iniziare una psicoterapia deriva dalle persone che la circondano e dalla loro volontà di superare gli effetti relazionali a lungo termine.

Nel primo caso occorre specificare che, per iniziare un percorso psicologico efficace, la persona deve saper riconoscere il proprio problema. L’autoconsapevolezza è minata dalla tendenza reiterata nel tempo a negare di fronte al problema e dal tentativo di difendere il proprio nucleo identitario, elemento che difficilmente la porta a richiedere aiuto e che limita fortemente l’instaurarsi di una buona alleanza terapeutica. Tuttavia, in alcuni casi ciò può accadere a causa degli effetti collaterali derivati dalle bugie prodotte, alimentando una richiesta di aiuto primariamente circoscritta alla risoluzione dei problemi provocati in ambiti circoscritti e di interesse personale come quelli lavorativi.

Dott.ssa Benedetta Mulas Psicologo e Psicoterapeuta a Cagliari

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